03 dic 2010

Ilaria Pastore - Video Intervista



L'INTERVISTA

Cominciate con il raccontarci la vostra storia. Quando avete incominciato a suonare insieme? Come è nato il vostro progetto?
Io e Lucio suoniamo insieme ormai quasi da cinque anni. Abbiamo iniziato io e lui, poi tre anni fa si è aggiunto Antonio, e così abbiamo deciso di intraprendere questo percorso come trio. Ci siamo chiusi non so quante ore in sala prove per riarrangiare l'intero repertorio in tre. Sono tre anni che non ci fermiamo con i concerti.
Adesso è uscito il vostro nuovo disco. Tu prima dicevi che siete un pò penalizzati quanto a passaggi radiofonici, secondo te è perché alle radio preferiscono passare gli uomini oppure il motivo è un altro?
Penso che la ragione sia un’altra. Noi prima di tutto facciamo parte di un circuito indipendente, il che significa che abbiamo alle nostre spalle un'etichetta piccola che ha creduto nel progetto così come è, senza inscatolarlo in parametri radiofonici. Fuori da quei parametri difficilmente c'è il passaggio. Questione di cultura radiofonica, non so come chiamarla. Siamo penalizzati sicuramente perché non rientriamo negli standard richiesti dal mainstream, ma ci sono delle eccezioni. Alcune radio medie e piccole ci passano, ci chiamano, ci intervistano. E' un circuito diverso.
Fa parte di questo circuito anche internet? La rete vi garantisce degli appoggi più solidi rispetto ai mezzi convenzionali?
Certamente sì. Internet è innanzitutto visibilità. Anche solo la diffusione di un video di un live registrato bene ti permette di avere un sacco di contatti.
A quali altri gruppi o artisti del circuito a cui appartenete vi sentite affini?
Affini nelle idee e negli intenti te ne potrei citare tantissimi. Per quanto riguarda lo stile, per trovarlo ci siamo veramente ammazzati di lavoro. Premetto che oggi non inventa più niente nessuno, però abbiamo cercato di proporre un sound spogliato dalle influenze del nostro background.
Per arrivare a quello che avete ascoltato è fondamentale il fatto che siamo tre persone con gusti musicali diversi e ci siamo trovati a suonare così proprio perché ognuno ha portato con sè la propria esperienza. Ci siamo scambiati un po' le idee e le influenze, insegnandoci a vicenda generi e influssi.
Quali sono le vostre influenze?
Ilaria: Io ascolto di tutto. Sono cresciuta con tantissima musica d’oltreoceano e adoro la musica brasiliana. Ho avuto una passione per Ani Di Franco, ma ho iniziato con il metal, con i Metallica. Poi mi sono avvicinata alla musica jazz, a quella leggera e a quella elettronica.
Antonio: Non mi piace definirmi dentro ad un genere, mi piace ascoltare tutto. Anche se ho una passione naturale per le spazzole che con Ilaria riesco a usare in modo differente dalla modalità classica in cui vengono utilizzate. Al jazz mi sono avvicinato negli anni, però ho iniziato con il rock dei Led Zeppelin, dei Deep Purple, dei Queen.
Lucio: Anche io ascolto tutto, anche perché in conservatorio ho avuto modo di studiare molti generi, dalla classica al jazz. Quando ho potuto scegliere mi sono accostato alla musica leggera. Vado pazzo per la musica cantautorale italiana: Battisti, Fossati e, della nuova generazione, Niccolò Fabi e Samuele Bersani. Quando ho la possibilità di collaborare con artisti come Ilaria cerco di conoscerne la storia, in modo tale da essere in grado di tradurre in musica ciò che lei pensa. Le mie note hanno la responsabilità per i suoi testi
Quindi venite da tre mondi abbastanza diversi, mi sembra di capire che c'è stata difficoltà ad incontrarvi ma ne è valsa la pena.
Sì, anche se umanamente siamo distrutti, (risate collettive). In realtà è stato un lavoro durissimo, ci sono stati dei momenti anche di tensione perchè è stata dura capire come fare entrare delle persone nelle mie canzoni, ora se non ci sono loro queste canzoni non suonano allo stesso modo anche se le ho scritte io. Ilaria Pastore trio è un progetto che va in giro in tutta italia ininterrottamente da tre anni e questo è indice del fatto che siamo uniti e che abbiamo creato un sound vero.
Pensate che in Italia ci siano tante cantautrici?
Valide si, molte. Del mio circuito posso nominarne alcune: Giovanna Lubjan, Maria Lapi..Il problema è sempre lo stesso: non esiste un circuito disposto ad investire su questa figura oggi, perchè è il momento per altre cose, è un’epoca in cui la TV è al primo posto. Ci sono tanti musicisti, ma è lo spazio che manca
Secondo voi quali spazi dovrebbero esserci per dare luce a queste realtà?
Dovrebbe esserci innanzitutto rispetto per la musica vera.
Io vi dirò una cosa che magari vi stupirà. Penso anche che i locali siano veramente penalizzati dai costi della SIAE. Vedo locali che hanno sempre funzionato alla grande che oggi sono in crisi. Bisognerebbe prima di tutto portare la cultura dei concerti così spingi anche le persone ad uscire e aiuti i costi. Se il locale avesse la possibilità di fare musica dal vivo senza avere il cappio al collo saremmo tutti più felici. Probabilmente andremmo più spesso in un locale a sentire musica, cosa che è ormai sparita dalla nostra cultura. Giorni fa ho visto un programma dove c'erano ospiti Dalla e De Gregori, hanno fatto vedere dei filmati dei loro concerti negli anni Settanta, e c’era davvero un sacco di gente. All’epoca le persone avevano voglia di ascoltare musica. La gente è stanca non ha più voglia di uscire e sta a casa sul divano con la TV. Pensa che io ho il digitale terrestre, non ho più la tv, e sto benissimo!
Secondo voi, nonostante questo cambio di tendenza, suonare ancora live ha un senso?
Non sempre. Ci sono capitate delle situazioni in cui non abbiamo capito perché il gestore abbia deciso di fare musica dal vivo. Ci trattavano come se fossimo stati delle decorazioni.
Lucio: Non fare live per un musicista penso sia come un avvocato che non va in tribunale a discutere la causa
Antonio: Penso che non fare live sia come stare con una donna e non fare mai l'amore con lei.
Ilaria: Io non faccio esempi (risata collettiva) per me non è possibile non fare live. Ci sono vari ruoli, per esempio per un cantautore sono convinta che la musica dal vivo sia il naturale principio/conseguenza di tutto quello che fa. Il cantautore viene proprio dal fare musica in strada. Poi ci sono dei progetti discussi a tavolino che hanno come percorso un percorso discografico, e quella è un'altra cosa. Noi veniamo dai live e abbiamo fatto l'album dopo dieci anni di musica dal vivo. Il mestiere te lo fai in tanti anni in cui ti ammazzi di stanchezza, vieni insultato perché non piaci, cerchi di capire come migliorare, ti sporchi le mani: è dura fare il mestiere di musicista! Di cantautore poi non ne parliamo! Tu inventi una cosa chi ti dice che possa piacere? Un altro problema è che è un mestiere non minimamente riconosciuto nel nostro paese, quindi se tu non esisti che ruolo puoi avere?!
Secondo voi, adesso che con internet tutti si improvvisano musicisti, quale è il discrimine tra uno che fa il musicista perché gli piace e uno che lo fa professionalmente?
Ilaria: L'atteggiamento! Il fatto che studi, la didattica, la professionalità che ci metti. Puoi anche non essere un musicista eccellente a livello tecnico, ma puoi avere un grande talento e una grande professionalità e questo fa di te un musicista.
Lucio: Il problema è che secondo me la maggior parte degli artisti o presunti tali è che arrivano da zero a cento in un secondo senza quella cosa che c'è in mezzo che si chiama gavetta. E la gavetta è fare musica live in giro per l'Italia come fanno tutti i musicisti, come fanno tutti i cantautori del panorama italiano. È una forma di rispetto della nostra arte che è per noi anche un lavoro e come tutti i lavori chiede un minimo di gavetta.
I: Per noi è anche importante il pubblico. C’è tanta gente che ascolta musica, ascolta le parole e ti ringrazia per le emozioni che le hai dato. Solo che purtroppo è un atteggiamento che abbiamo perso perchè  è un momento storico difficilissimo. Noi suoniamo sempre, ci diamo da fare tantissimo, e durante i nostri concerti conosciamo un sacco di gente che ci portiamo dietro da anni.
Raccontateci del premio che avete vinto.
Ci è stato assegnato dal MEI e dal Festival Internazionale di poesia di Genova. Premia il mio disco per i testi, ed è stato un premio assolutamente inaspettato. Ringrazio chi ha preso questa decisione a mia insaputa, ne sono proprio felice perché i testi sono una cosa molto personale e ho lottato per non cambiarli. E poi è un segno: noi abbiamo paura di non avere visibilità ma non è così! Significa che la gente ascolta nei posti giusti. E ringraziamo non solo a nome nostro, ma anche a nome di tutto il circuito.

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